venerdì 28 agosto 2026

I FENTZ tornano con “A Time to Heal”

 

I FENTZ tornano con “A Time to Heal”, un brano che racconta quel momento delicato in cui si prende coscienza della fine di un legame che ha lasciato ferite profonde e si comprende, lentamente, che è arrivato il momento di lasciarlo andare.

Ad aprire il singolo è un arpeggio clean, tenue e intenso, che introduce immediatamente in una dimensione introspettiva e sospesa. È il suono di una consapevolezza che prende forma poco alla volta, prima che l’ingresso delle chitarre distorte, accompagnate da un basso pulsante e da una batteria energica, trasformi il brano in un percorso catartico. La crescita musicale segue così quella emotiva, dando voce al conflitto tra il desiderio di restare ancorati a ciò che è stato e la necessità di andare avanti.

Al centro di “A Time to Heal” c’è infatti una persona ancora emotivamente coinvolta, alla ricerca di un contatto e di una comprensione che dall’altra parte non arrivano più. Distanza e chiusura diventano allora il punto di partenza per una nuova consapevolezza: riconoscere che quel rapporto si era trasformato in un “losing game”, destinato a consumare chi continuava a viverlo.

La guarigione, però, non avviene all’improvviso. È un processo lento, fatto di introspezione, silenzi e accettazione. Anche i ricordi non scompaiono, ma perdono gradualmente la loro forza, fino a diventare “fading stars”: immagini ancora presenti, ma sempre più lontane e meno capaci di fare male.

“A Time to Heal” diventa così un brano sulla rinascita interiore, lontano dalla rabbia e dal desiderio di rivalsa. Al centro rimane invece il coraggio di attraversare la propria fragilità, accettare ciò che non può più essere cambiato e scegliere finalmente di andare avanti.

Perché a volte guarire significa proprio questo: smettere di inseguire ciò che continua a ferirci e concedersi il tempo necessario per ricominciare.

I FENTZ nascono nel 2021, all’indomani della pandemia, quando il desiderio di tornare a suonare e condividere la musica dal vivo diventa irresistibile. È in questo contesto che Luigi Giannuzzi (chitarra) e Vito De Michele (basso), danno vita a un progetto capace di fondere atmosfere sognanti, profondità emotiva e potenti muri di distorsione.

Il nome della band rende omaggio a Rudolf Fentz, protagonista di una celebre leggenda metropolitana: un presunto viaggiatore nel tempo catapultato in un’epoca che non gli appartiene. Questo senso di disorientamento, ricerca e appartenenza permea profondamente l’identità del gruppo. In un panorama musicale sempre più dominato dalla tecnologia, i FENTZ scelgono infatti di riscoprire il fascino autentico delle chitarre elettriche, degli amplificatori valvolari e dei pedali analogici, privilegiando un approccio diretto ed emotivo alla composizione.

Dopo anni di militanza in realtà che spaziano dal Metal all’Alternative Rock — tra cui Bio-Eraser e No Broken Bottom — Luigi e Vito intraprendono questa nuova avventura con l’obiettivo di esplorare territori sonori differenti.

Nel 2022 si unisce alla band Sante Corbacio, batterista e amico di lunga data. Il suo drumming energico e dinamico contribuisce a consolidare l’identità sonora del progetto, aggiungendo ulteriore profondità e coesione alle nuove composizioni.

L’anno successivo segna un’importante evoluzione artistica. Alla ricerca di sonorità ancora più ampie e stratificate, i FENTZ decidono di ampliare la formazione con una seconda chitarra. Danilo Rotolo, già membro degli Osian e compagno di Vito e Sante nei No Broken Bottom, entra così a far parte della band. Poco dopo, Michele Scagliusi, già voce dei Leland Did It, completa la line-up definitiva portando al progetto la propria sensibilità interpretativa.

Il 2024 rappresenta una tappa fondamentale nel percorso della band. I FENTZ completano infatti la scrittura e la produzione del loro album d’esordio,registrato presso il Death Star Studio con il supporto di Marco Fischetti. Le tracce che compongono il disco raccontano un viaggio emotivo intenso e catartico, sospeso tra memoria e trasformazione, smarrimento e rinascita: un percorso che richiama simbolicamente la storia di Rudolf Fentz e il suo eterno vagare tra tempi e dimensioni.

Nel 2026 Michele Scagliusi lascia la band. Al suo posto viene ingaggiato Giuseppe Milillo (ex Dry Stone Wall), che diventa così la nuova voce dei FENTZ.

ASCOLTA “A TIME TO HEAL”!

https://orcd.co/fentz-atimetoheal

Epigrafi – ecco “Atlas”

 

Con il nuovo singolo “Atlas”, gli Epigrafi arrivano al punto più delicato di “Dedalus”, il concept che trova nella sezione conclusiva, “Paradiso perduto”, il suo momento di massima tensione.

Amal sta per risvegliarsi. E con lei rischia di dissolversi il mondo onirico che ha creato: un universo destinato a esistere soltanto finché il suo sonno continuerà a sostenerlo.

Il protagonista lo sa e prende una decisione che non lascia spazio a una via di ritorno: sostituirsi ad Amal. Sarà lui a sostenere quel mondo, a impedirne la scomparsa, permettendole di tornare alla realtà. Come Atlante, accetta di portare sulle proprie spalle un intero universo. Il prezzo è il proprio sonno, senza fine.

Ma prima della separazione c’è ancora un ultimo sguardo.

Nel volto di Amal cerca una risposta a una domanda che lo accompagna fino all’ultimo istante: quello che ha visto nei suoi occhi era davvero un sentimento o soltanto qualcosa che il suo desiderio ha trasformato in realtà? Il dubbio non riguarda soltanto lui.

È il riflesso della scelta di Amal, divisa tra il peso di accettare il sacrificio e la tentazione di portarlo con sé, oltre il confine del sogno.

Poi lei sorride. Non serve altro. In quello sguardo rimane una luce che mette a tacere l’incertezza e rivela ciò che le parole non potrebbero più spiegare: tra i due esiste qualcosa che il risveglio non può cancellare.

Musicalmente, “Atlas” si muove su una struttura prog-death metal, attraversata da incursioni metalcore. Contrasti, cambi di tensione e passaggi più articolati accompagnano una storia costruita attorno al sacrificio, alla perdita e a un legame che continua a esistere anche quando i due mondi sono costretti a separarsi.

In “Dedalus”, il confine tra sogno e realtà si è ormai assottigliato fino quasi a scomparire. In “Atlas” resta una sola domanda: quanto di noi siamo disposti a lasciare dall’altra parte, pur di permettere a qualcuno di tornare indietro?

Gli Epigrafi nascono nel 2016 a Bassano del Grappa dall’incontro tra Pietro, Enrico, Riccardo e Jacopo, uniti dalla volontà di costruire un linguaggio personale partendo da influenze come Death, Opeth e Dimmu Borgir.

Dopo i primi brani pubblicati online e l’esordio con “Sublime and Vain”, la band inizia un’intensa attività live tra concerti e contest nel circuito veneto. Negli anni successivi la formazione cambia con l’ingresso di Alberto alla batteria e Mattia al basso, aprendo il suono a influenze prog e metalcore senza perdere l’impronta estrema delle origini.

Durante il periodo pandemico entra anche il chitarrista Riccardo, contribuendo alla nascita di “Dedalus”, concept diviso in tre sezioni — Purgatorio, Inferno e Paradiso Perduto — ispirato a un immaginario distopico di matrice dantesca. Nel 2022 la band registra l’EP “PH1 (Purgatorio)” presso La Distilleria Produzioni Musicali, mentre nel 2023 torna dal vivo conquistando il primo posto come miglior band metal e miglior gruppo vicentino al Vicenza Rock Contest.

Attualmente gli Epigrafi collaborano con Sorry Mom! e proseguono lo sviluppo di “Dedalus”. Dopo i singoli “Arcadia” e “Maelström” e l’EP “Ep2silon”, che accompagna il passaggio dal Purgatorio all’Inferno del concept, a maggio 2026 la band conclude il capitolo dell’Inferno con il singolo The Room, aprendo ufficialmente il percorso verso l’ultima parte del concept, Il Paradiso Perduto.

Il primo brano previsto per questa nuova sezione è “Atlas”.

ASCOLTA “ATLAS”!

https://ffm.to/epigrafi-atlas

mercoledì 26 agosto 2026

Luke Style torna con “Gangsta”, il nuovo singolo

 

IL BRANO RILEGGE CON IRONIA E SPIRITO CRITICO L’IMMAGINARIO FATTO DI SOLDI, VIOLENZA E PERIFERIA

Luke Style torna con “Gangsta”, un nuovo singolo che nasce da una riflessione sulla trap e sul rap contemporanei e, in particolare, su alcuni temi e cliché ricorrenti all’interno di una parte della scena.

Sesso, droga, violenza, soldi e case popolari: elementi che tornano spesso nei testi e nella costruzione di un immaginario in cui la provenienza dalla periferia sembra diventare quasi un requisito per acquisire credibilità. Con “Gangsta”, Luke Style parte proprio da questa rappresentazione per osservarla da un punto di vista differente.

«Anch’io vengo dalle case popolari, ma faccio rock», spiega l’artista. Una frase che racchiude il senso del brano e diventa il punto di partenza per mettere in discussione l’equazione tra provenienza sociale, atteggiamento e identità musicale.

“Gangsta” gioca così con pose, codici e stereotipi legati a un certo racconto della cultura trap, ridimensionandone la retorica e mostrando ciò che può nascondersi dietro l’ostentazione di forza, denaro e trasgressione.

Con uno sguardo provocatorio e volutamente dissacrante, Luke Style suggerisce che dietro l’immagine del “duro” possano esserci, a volte, fragilità e un bisogno di attenzione molto più semplici di quanto l’apparenza voglia raccontare.

“Gangsta” diventa quindi una critica agli stereotipi e alla necessità di costruirsi un personaggio, raccontata dalla prospettiva di chi conosce la periferia ma ha scelto un linguaggio musicale e un immaginario completamente diversi.

Luke Style è un batterista e cantante con oltre vent’anni di esperienza nella scena rock italiana. Attivo dal 2000 con i The Styles, ha condiviso il palco con artisti come Deep Purple, Vasco Rossi, The Fratellis e Iggy Pop e ha collaborato con J-Ax, esibendosi su palchi come San Siro, Stadio Delle Alpi, Heineken Jammin’ Festival e Festivalbar.

Negli anni, alla batteria si affianca sempre più forte l’esigenza di scrivere, cantare ed esporsi in prima persona, fino alla nascita del progetto solista Luke Style.

Un passaggio decisivo arriva nel 2022 con la scomparsa di Guido Style, frontman dei The Styles. Da questa perdita prende forma un disco nato dall’urgenza di trasformare il dolore, l’assenza e la memoria in musica.

Il progetto di Luke Style si muove oggi tra rock viscerale e attitudine urbana, con chitarre abrasive, ritmiche pulsanti e testi che affrontano rabbia sociale, disillusione, conflitti interiori e contemporaneità. Tra le influenze, Queens of the Stone Age, The Mars Volta, Arctic Monkeys e The White Stripes, rielaborate in una direzione personale e riconoscibile.

ASCOLTA “GANGSTA”!

Spotify: https://short-url.cc/1wPAV

“Diversa da te” è il nuovo singolo di Veronica Howle

 

“Diversa da te” è il nuovo singolo di Veronica Howle, un brano che porta con sé una storia particolare, nata ancora prima dell’incontro tra Veronica e Fabio.

Veronica aveva infatti scritto la canzone diversi anni prima di conoscere Fabio, per poi archiviarla e quasi dimenticarla. Tempo dopo, senza sapere dell’esistenza di quel brano, Fabio compose una musica sorprendentemente vicina alla stessa canzone: mancavano soltanto le parole. Una coincidenza difficile da spiegare, che ha finito per riportare alla luce un pezzo rimasto a lungo nel cassetto e dargli finalmente una nuova forma.

Al centro di “Diversa da te” c’è una relazione ormai conclusa, osservata però lontano dalla rabbia e dal rancore. Gli anni sono passati, le strade si sono separate, ma rimane l’affetto per una persona che ha condiviso un tratto importante della propria vita.

È uno sguardo al passato fatto con la serenità di chi riesce a ricordare con un sorriso, riconoscendo il valore di ciò che è stato senza desiderare necessariamente di tornarci.

A racchiudere il senso del brano è il verso finale, “Il destino ci proteggerà”: un augurio rivolto a chi un tempo è stato vicino e che, nonostante la distanza e il tempo trascorso, continua a occupare un piccolo spazio nella memoria.

Con “Diversa da te”, Veronica Howle racconta così la parte più dolce della fine di una storia: quella in cui l’amore cambia forma, lasciando spazio all’affetto e alla gratitudine per il tempo condiviso.

Veronica Howle è il progetto alternative pop rock della cantautrice lecchese Veronica Sottocornola. Attiva dal 2017 con un primo EP e diversi singoli in italiano e inglese, si distingue per l’intensità emotiva e la capacità di trasformare ferite e rinascite in brani di forte impatto. Ha calcato palchi come il Lecco Pride (2022 e 2023) e preso parte due volte al contest Cover Me, arrivando sempre in finale: il riarrangiamento di Radio Nowhere è stato inserito nella compilation ufficiale, classificandosi secondo al Premio Tenco 2023 come “Miglior album collettivo a progetto”.

Nel 2023 completa le registrazioni del suo secondo EP con la produzione artistica di Pietro Foresti. Si esibisce dal vivo in formazione elettrica e acustica (voce e chitarra). Le sue canzoni raccontano solitudini luminose, rinascite e battiti sospesi tra buio e luce.

Line up: Veronica Sottocornola – voce e Fabio Mariuzzo – chitarra.

ASCOLTA “DIVERSA DA TE”!
https://orcd.co/veronicahowle-finestredicarta

martedì 25 agosto 2026

I Bed Time Stories tornano con “Just a Friend”

 

Tra ironia, provocazione e chitarre energiche con “Just a Friend”, i Bed Time Stories affrontano la superficialità con cui, sempre più spesso, vengono vissuti i rapporti e i sentimenti, raccontando quelle relazioni in cui empatia e responsabilità emotiva sembrano lasciare spazio a bugie, tradimenti e sotterfugi.

Al centro del brano c’è infatti l’atteggiamento di chi minimizza le conseguenze delle proprie azioni, trasformando anche i comportamenti più dolorosi in qualcosa su cui scherzare, quasi fossero privi di peso. Il testo gioca proprio su questa contraddizione attraverso una provocazione continua, fatta di dichiarazioni apparentemente rassicuranti che nascondono, in realtà, una forte dose di cinismo: “Tu sei la migliore amica che io abbia mai avuto e sei sempre nei miei pensieri, lo giuro!”.

Un’ironia amara che diventa il filo conduttore di “Just a Friend” e trova nel ritornello uno dei suoi punti di forza: immediato e diretto, è costruito per entrare subito in testa e trasformarsi facilmente in un coro collettivo durante i live.

Sul piano musicale, i Bed Time Stories accompagnano il racconto con un rock moderno e graffiante, attraversato da influenze che spaziano dal rockabilly al post-grunge.

Chitarre corpose e una batteria trascinante danno al pezzo un impatto deciso, costruendo un sound capace di unire energia, immediatezza e attitudine rock.

I Bed Time Stories sono una band alternative rock nata a Milano nel 2022. Il loro sound poggia su fondamenta solide: riff diretti, una sezione ritmica granitica e un songwriting in inglese che guarda dichiaratamente oltremanica, citando influenze come Arctic Monkeys e Queens of the Stone Age.

Link video: https://www.youtube.com/watch?v=v-WnFJzKsoE&list=RDv-WnFJzKsoE

lunedì 24 agosto 2026

KARIN ANN – “Orion”, IL NUOVO EP

 

Karin Ann pubblica “Orion”, il nuovo EP disponibile su tutte le principali piattaforme digitali e parte della colonna sonora ufficiale dell’omonimo thriller psicologico sci-fi in arrivo nelle sale a ottobre.

Il progetto segna un nuovo capitolo nel percorso dell’artista: oltre ad aver firmato alcune delle musiche che accompagnano il film, Karin Ann debutta anche come attrice, interpretando il ruolo di Morgan.

Dopo essere stato presentato in diversi festival alla fine del 2025, “Orion” arriverà nelle sale il prossimo ottobre.

Nel cast Andrew McCarthy (Pretty in Pink, St. Elmo’s Fire), Drew Van Acker (Pretty Little Liars, Titans) e Debby Ryan (Jessie, Insatiable).

Al centro della storia c’è un interrogatore della NASA chiamato ad aiutare un astronauta affetto da amnesia a ricostruire quanto accaduto dopo un incidente che ha provocato la morte del resto dell’equipaggio. Il progressivo riaffiorare dei ricordi porta alla luce nuovi interrogativi, trasformando la vicenda in un thriller psicologico che ruota intorno a identità, memoria, verità e natura umana.

Sono gli stessi temi che attraversano anche “Orion”. I brani dell’EP sono parte integrante della narrazione e accompagnano alcuni dei momenti centrali del film, creando un legame diretto tra immagini e musica.

Tra le tracce del progetto c’è “born to be”, un brano intimo e malinconico che mette al centro la scrittura di Karin Ann e accompagna i titoli di coda del film, chiudendone idealmente il percorso.

«Sono davvero entusiasta di debuttare sia nel cinema che nel mondo delle colonne sonore», racconta Karin Ann. «Recitare è qualcosa che ho sempre desiderato fare e sicuramente è un percorso che voglio approfondire in futuro. Creare un EP per una storia che si sviluppa sullo schermo è stata un’esperienza incredibile, che mi ha permesso di capire molto di più su chi sono come artista e su quanto, per me, recitazione e scrittura siano legate».

“Orion” arriva dopo una serie di pubblicazioni che hanno segnato l’evoluzione più recente del sound di Karin Ann verso territori folk e Americana.

Tra queste “all my money”, brano personale che riflette sulla precarietà delle cose, sul senso di appartenenza e sulle relazioni che, anche quando durano poco, lasciano un segno. Prodotto da Benjamin Lazar Davis (Maya Hawke) e co-prodotto dalla stessa Karin Ann, il singolo è stato scritto insieme a Davis e Harrison Whitford (Phoebe Bridgers).

A precederlo “i was never yours”, scritto insieme a Suki Waterhouse, Harrison Whitford, Benjamin Lazar Davis e Chelsea Balan, che ha segnato l’avvicinamento dell’artista alle sonorità Americana.

Il brano ha raggiunto la Top 35 della classifica AAA Airplay di Billboard, ottenendo un’importante rotazione nelle radio AAA statunitensi. Con questo risultato Karin Ann è diventata la prima artista nata in Slovacchia a entrare in una classifica Billboard.

Karin Ann si era fatta conoscere sulla scena alternative con l’album di debutto “through the telescope”, definito da NME «un debutto sicuro e senza compromessi». Nel disco l’artista affronta temi come identità, salute mentale, esperienze LGBTQ+ e relazioni umane attraverso una scrittura personale e una produzione dalle atmosfere cinematografiche.

Un legame con il mondo delle immagini presente da tempo nel suo percorso.

Nel 2023 i videoclip collegati di “a stranger with my face” e “favorite star”, diretti dal duo TUSK e interpretati da Ashley Moore e Gus Kenworthy, hanno ricevuto il premio Best Music Video al Top Shorts Film Festival. La collaborazione con TUSK è poi proseguita con il video di “i don’t believe in God”, che vede la partecipazione di Imogen Heap.

Con Orion, Karin Ann porta quindi per la prima volta questo dialogo tra musica e cinema direttamente sul grande schermo, affiancando al suo percorso di cantautrice una nuova esperienza come attrice.

Karin Ann è una cantautrice e artista poliedrica che negli ultimi anni ha conquistato l’attenzione della critica grazie a una scrittura intensa e personale e a un sound difficile da racchiudere in un solo genere, in cui convivono indie, folk, rock, pop e suggestioni cinematografiche.

Al centro della sua musica ci sono soprattutto le storie e ciò che hanno da raccontare. Anche attraverso le sue origini mitteleuropee e mediorientali, Karin Ann affronta temi come l’identità, la libertà, la salute mentale, l’esperienza LGBTQ+ e gli aspetti più complessi e oscuri delle relazioni e dell’amore.

Nel 2024 pubblica il suo album d’esordio, through the telescope, accolto positivamente dalla critica per la profondità dei suoi contenuti e la ricchezza della ricerca sonora, lavoro che NME ha definito «un debutto sicuro e senza compromessi».

Nell’estate del 2026 esce l’EP “Orion”, quattro brani inseriti all’interno dell’ omonimo film che la vede tra gli interpreti, segnando così un nuovo capitolo nella sua carriera artistica.

ASCOLTA “ORION”!

https://bfan.link/karin-ann-orion

SMOKEY GUNNER – “Love, Sex & Loneliness” è il nuovo disco

 

“Love, Sex & Loneliness” è un disco che segna la maturità artistica degli Smokey Gunner senza tradirne l’identità. È un album più completo, più consapevole e soprattutto più corale: per la prima volta la costruzione dei brani nasce dal contributo dell’intera band, pur mantenendo in Thomas De Candia il principale motore creativo e la direzione della scrittura.

Il risultato è un disco che non cerca di reinventare gli Smokey Gunner, ma di portarli più a fondo dentro il loro stesso linguaggio. Un rock diretto, ruvido e melodico, capace di alternare immediatezza ,tensione e malinconia

Il titolo racchiude le tre dimensioni attorno alle quali ruota il disco. L’amore, il sesso e la solitudine diventano punti di partenza per raccontare relazioni imperfette, desiderio, dipendenza emotiva, e tutte quelle contraddizioni che si vivono e le conseguenze che queste possono lasciare: dall’euforia alla disillusione, dalla seduzione alla perdita di controllo, fino a quel senso di solitudine che può arrivare anche quando non si è realmente soli.

Gli Smokey Gunner scelgono di raccontare queste emozioni senza filtri, attraverso canzoni immediate, chitarre incisive, ritornelli memorabili e un’attitudine profondamente live.

“Love, Sex & Loneliness” è tutto ciò che succede nel mezzo di questo disordine.

TRACKLIST

Better days

Brano che apre il disco con positività, con un nuovo atteggiamento più sincero che vuole mostrare di aver capito gli errori del passato e che si è pronti a vivere giorni migliori.

Stormy Sky

Serve coraggio per rimettersi in gioco trovare la forza di riaprire il proprio cuore, imparando che, a volte, per far funzionare un rapporto non servono grandi gesti o continue dimostrazioni d’amore, ma la presenza, la fiducia e la sincerità deve essere alla base di tutto .

Love sex and loneliness

Traccia che raccoglie tutte le emozioni sperimentate all’interno di una relazione. Chi ha amato davvero sa che una storia d’amore è composta da tre fattori, imprescindibili l’uno dall’altro: l’amore il sesso e la solitudine.

Kill me

Canzone che può sembrare un incitamento, una resa o il grido di chi ha deciso di mollare e invece è una dichiarazione di resistenza. Puoi essere ferito, tradito, spezzato, ma finché resti in piedi nessuno ha davvero vinto.

She don’t care about me

In questo brano la band fa una panoramica sulla fine delle relazioni e su quel momento in cui si deve accettare che tutto può finire e che serve tempo per poter vivere un nuovo inizio.

Lucky man

La complicata convivenza tra la vita privata e quella pubblica, i sorrisi e le maschere che spesso si è costretti a indossare per nascondere sacrifici, paure e fragilità, le aspettative di chi ti circonda. La fatica di dover celare come ci si sente veramente e le battaglie affrontate per non affondare.

Temporary Love

La storia di un amore estivo, un qualcosa di intenso ma che dura poco, un flirt che si trasforma in qualcosa di più ma che funziona solo a piccole dosi e che non va in profondità. La traccia si conclude con una lettera d’amore, una dedica per far sì che nulla venga lasciato al caso.

If you know what I mean

Le follie di una notte, alcol, eccessi, situazioni al limite, tutto in una notte che è destinata a restare impressa nella mente, dove poi tutto ti mette davanti alle conseguenze di certi pensieri e delle azioni sino a dubitare che sia davvero una storia esistita e lasciando dubbi e confusione.

Without you

Il disco si chiude con un brano più emotivo, in cui i sentimenti cercano rifugio nella musica per sfuggire al dolore di una relazione ormai al termine. Pur accettando la fine c’è il conflitto tra il voler andare avanti e al fermarsi su quello che sarebbe potuto essere ma non è stato. C’è l’ammissione che vivere senza quella persona sia estremamente difficile, trasformando ricordi comuni in qualcosa di unico e indimenticabile per non dimenticare.

Gli Smokey Gunner sono una band rock nata a Cagliari nel 2020 dall’incontro tra Thomas De Candia e Mauro Marras. Dopo l’esordio con “Lies and Illusions” e una intensa attività live nei club e festival della Sardegna, la band consolida la propria identità con una line-up formata da Luca Ibba al basso e Sara Pintus alla batteria.

Il loro sound unisce rock moderno, influenze alternative e punk rock, con particolare attenzione all’impatto emotivo dei brani e all’energia dal vivo, elemento centrale della loro identità artistica.

L’8 giugno 2026 è uscito il secondo album “Love, Sex & Loneliness” per CPT Records, anticipato dal singolo “If You Know What I Mean”, un brano diretto e senza filtri che racconta una notte vissuta tra eccessi, seduzione e scelte impulsive.

ASCOLTA “LOVE, SEX & LONELINESS”!

Spotify: https://short-url.cc/1wF7j

venerdì 31 luglio 2026

“Noi ci saremo”, il nuovo singolo dei Flease

 

Ci sono momenti in cui tutto sembra essere al posto giusto: gli amici, la musica, le notti d’estate, quella sensazione di leggerezza che vorremmo riuscire a trattenere. Eppure, anche nei giorni più belli, c’è un bagaglio invisibile fatto di ricordi, emozioni e paure che non scompare mai del tutto — presenze silenziose che continuano a essere parte di ciò che siamo.

“Noi ci saremo”, il nuovo singolo dei Flease, nasce proprio da questa sensazione.

Tra sonorità che ricordano il grunge e esplosioni emo rock che portano malinconia e la voglia di arrendersi, il brano mette in musica il contrasto tra la necessità di vivere il presente e quella di gestire tutto quello che, nel frattempo, continua a muoversi dentro di noi.

Il brano è accompagnato da un video che alterna momenti live a frammenti di quotidianità, e si chiude con una frase che spiazza l’ascoltatore: “noi ci saremo… anche nei momenti belli”. Non sono gli amici, né le persone con cui condividiamo le giornate. A restare, sempre, sono i pensieri negativi.

“Noi ci saremo” è una canzone in cui riconoscersi, imparando che si può convivere con quei pensieri senza smettere di andare avanti.

I Flease nascono nel 2018 e si ricostruiscono nel 2023, tra la nebbia, la rabbia e la solitudine della provincia veronese. Suonano un rock emotivo, cantato in italiano, mescolando in maniera naturale la fragilità data dalla rassegnazione a delle esplosioni che come intensità sfociano nel post-hardcore.

Il loro obiettivo è chiaro: “Non vogliamo spiegarvi nulla, vogliamo lasciarvi con l’energia addosso e le lacrime agli occhi.”

ASCOLTA “NOI CI SAREMO”!

https://orcd.co/flease-noicisaremo

“One More Sunset” è il nuovo singolo degli Ain’t No Lullaby

 

“One More Sunset” è il nuovo singolo degli Ain’t No Lullaby, un brano che nasce da un momento preciso e sospeso: una resa dei conti al tramonto, davanti a una tazza di tè.

Con un andamento incalzante e irrequieto, la canzone accompagna un confronto con sé stessi, con ciò che siamo diventati e con quello che, da bambini, immaginavamo di poter essere. Uno sguardo inevitabile alla strada percorsa, ai viaggi intrapresi, alle scelte fatte e agli inciampi che hanno contribuito a definirci.

A volte, però, è proprio l’incontro con qualcuno a costringerci a osservare il nostro percorso da una prospettiva diversa. Una presenza capace di metterci davanti a ciò che siamo, ma anche di offrirci una nuova spinta per ripartire.

“One More Sunset” racconta così quel momento in cui fare i conti con il passato non significa restarne prigionieri, ma trovare un nuovo punto di partenza.

Gli Ain’t No Lullaby sono un duo acustico voce (Giulia Colombrita) e chitarra (Davide De Lazzer) che propone un viaggio tra generi e atmosfere: dalle vibrazioni del rock al calore del folk, fino a suggestioni più cupe e introspettive dal respiro dark.

Ogni brano inedito è una narrazione sincera, costruita su arrangiamenti essenziali e intensi, dove la voce e la chitarra s’intrecciano, producendo di volta in volta, armonie compiute e dissonanze.

Il progetto è nato nel 2022 anche se entrambi avevano già suonato in precedenti band assieme in gioventù. Oltre ai brani inediti, il duo propone anche cover acustiche reinterpretate con arrangiamenti personali, privilegiando il repertorio acoustic rock dagli anni ’70 ai ’90.

ASCOLTA “ONE MORE SUNSET”!

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giovedì 23 luglio 2026

I Talia Cavasu tornano con “Gin&Tonica”

 

I Talia Cavasu tornano con “Gin&Tonica”, un brano ska-punk diretto, energico e tagliente che trasforma le difficoltà dell’artista indipendente contemporaneo in un ritornello irresistibile e liberatorio.

Attraverso un continuo alternarsi di stati emotivi estremi, la canzone racconta la vita del musicista di oggi: una realtà “titanica”, “malinconica” e a tratti “quasi isterica”, sempre più schiacciata dalle logiche del mercato e dalle richieste di un settore in cui spesso la produzione musicale passa in secondo piano rispetto alla necessità di promuoversi, comunicare e gestire la propria immagine. In un contesto in cui si naviga a vista, circondati da interessi economici che rischiano di soffocare la creatività, il brano offre uno sguardo ironico ma lucido sulle difficoltà del percorso artistico indipendente.

Dal punto di vista musicale, “Gin&Tonica” si muove tra chitarre in levare, ritmiche ska-punk e synth dalle sonorità che richiamano i videogiochi a 8 bit. Una scelta stilistica che privilegia immediatezza, energia e spirito punk, dando vita a un sound leggero e ballabile solo in apparenza, ma ricco di significati e sottotesti.

Il ritornello, “mi consolerò bevendo Gin&Tonica”, diventa il simbolo di una reazione sarcastica e disincantata alle contraddizioni del settore musicale contemporaneo.

Una frase semplice che racchiude il senso del brano: la consapevolezza che oggi a un artista venga spesso richiesto di essere imprenditore, social media manager e content creator prima ancora che musicista.

I Talia Cavasu sono una band attiva nell’ambito punk-rock con influenze pop-punk e dance nata in una sala prove in cantina a Villa Cortese. La formazione include Davide Montanari (voce e chitarra), Gabriele Benevento (basso e cori), Danilo Travaini (batteria e cori) e Paolo Bassi (tastiere e cori).

Il loro stile unisce la potenza del punk-rock con elementi di ballabilità restituendo un’esperienza vivace e coinvolgente sia nei brani che durante le esibizioni dal vivo. Pur affrontando tematiche non sempre leggere i Talia Cavasu mantengono un’energia positiva e una grande presenza scenica.

ASCOLTA “GIN & TONICA”!

https://orcd.co/taliacavasu-gintonica